Wednesday, January 26, 2011

Marea nera in Sardegna, il biologo marino: "Fondali salvi, ma bisogna raccogliere subito il catrame" | tiscali.notizie

Marea nera in Sardegna, il biologo marino: "Fondali salvi, ma bisogna raccogliere subito il catrame" tiscali.notizie


Marea nera in Sardegna, il biologo marino: "Fondali salvi, ma bisogna raccogliere subito il catrame"
di Claudia Mura

È ancora alto l’allarme sulla costa a Nord della Sardegna dopo la fuoriuscita, l'11 gennaio scorso, di olio combustibile dalla banchina della E.on, centrale termoelettrica di Fiumesanto nello scalo industriale di Porto Torres (SS). Il materiale inquinate, sospinto dai forti venti dei giorni scorsi, è giunto fino alle spiagge di Stintino, Capo Testa e Aglientu (Olbia-Tempio): litorali di spiaggia bianchissima dove il danno ambientale rischia di essere incalcolabile. I sindaci della zona protestano e chiedono l’intervento di Stato e Regione, mentre la Procura di Sassari si appresta a fare i nomi dei primi indagati.
Ma quali sono i rischi per una zona così pregiata e importante per l’economia locale basata sul turismo? Quale l’entità del danno e gli interventi opportuni? Lo abbiamo chiesto al dottor Luigi Alcaro, biologo marino dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che è stato nei luoghi colpiti dalla marea nera.“La fuoriuscita di oli combustibile è valutata tra le 17 e le 20 tonnellate in base ai dati della Capitaneria di Porto. Non sono quantità rilevanti, soprattutto rispetto a incidenti passati. Però si tratta di olio combustibile e quindi di una miscela di idrocarburi molto persistenti. Non è un materiale come il diesel e la benzina che sono volatili ed evaporano facilmente. Questo invece persiste nell’acqua, quindi bisogna effettuare una bonifica quanto più puntuale possibile anche in considerazione del fatto che l’area è particolarmente sensibile. Nella zona di Fiume Santo c’è stato un incidente simile nel febbraio del 2000 con quantità di catrame anche maggiori e di olio combustibile che affondava e rischiava di compromettere i fondali perché in questi casi la raccolta del materiale è molto più difficile. Un incidente apparentemente più grave, eppure la bonifica si fece.”
Oggi invece i fondali sono salvi?“Dalle indagini fatte sembrerebbe di sì, anche se ci sono zone che attendono ancora di essere analizzate. Il tipo di olio ha una densità inferiore all’unità e quindi tende a galleggiare. Ci possono essere zone in cui si è mischiato con la sabbia diventando pesante e andando a depositarsi sul fondo anche a causa delle mareggiate, ma sono moderatamente ottimista.”
I sindaci lamentano la penuria di mezzi a loro disposizione e di informazioni. Cosa si può fare per avere dati certi?“Bisognerebbe fare una perlustrazione seria non solo da terra perché certe aree della costa sono raggiungibili solo dal mare.”
C’è chi dice che il danno sia ormai irrecuperabile e che ufficialmente si faccia finta di poter intervenire per non compromettere definitivamente la stagione turistica. Lei, da tecnico, cosa ne pensa?“Personalmente sono stato sulla costa di Platamona (SS) dove ho visto sparute chiazze di catrame e dove si era già intervenuti con la bonifica. Nella zona di Santa Teresa di Gallura ci sono stati dei colleghi che mi hanno riferito di una situazione analoga.”
Quindi non c’è da allarmarsi?“Io non ritengo molto complicato l’intervento da operare anche perché c’è un fattore positivo: questo olio sotto i 20 gradi centigradi, e ora l’acqua è sotto questa temperatura, è allo stato solido. Si tratta di pezzi di catrame simili a grumi d’asfalto facilmente raccoglibili a mano anche dalle spiagge e dalle rocce. Questo prodotto è potenzialmente pericoloso ma è agevolmente gestibile con una bonifica ben strutturata.”
L’ipotesi solventi è quindi da bocciare?“Per carità, la cura sarebbe peggiore del male. I solventi sono a loro volta tossici e con del materiale solido ne servirebbero grandi quantità.”
La bonifica va quindi eseguita manualmente?“Si, coi mezzi meccanici si rischia di raccogliere troppa sabbia in una zona già colpita da fenomeni di erosione. Gli operatori e i volontari presenti sul posto stanno già facendo un buon lavoro visto che si tratta di un’opera da fare con rastrelli e palette. È una situazione di emergenza che non voglio sottovalutare ma, per quello che ho avuto modo di osservare, si può affrontare coi mezzi locali.”
I pescatori sono molto preoccupati. Ci sono problemi per i prodotti ittici della zona?“Sono più che altro problemi psicologici, come fu con l’aviaria, ad esempio. Non c’è il rischio di trovarsi sul piatto un’orata incatramata.”
25 gennaio 2011